Il Debito Pubblico Italiano

 L’agenzia di rating S&P ha condotto un valutazione del merito creditizio italiano lo scorso 20 ottobre confermando un rating BBB e out look stabile. Il calendario è, tuttavia, per l’Italia, fitto di valutazioni da parte delle altre agenzie di rating. Nelle prossime settimane si andranno ad esprimere DBRS Fitch e Moody’s, la cui valutazioni andranno seguite attentamente, visto che potrebbero generare un po’ di volatilità sul debito pubblico italiano.

Per ciò che concerne il 2024, ci potrebbe essere un ridimensionamento delle prospettive di crescita per l’Italia, a causa dell’aumento dei tassi di interesse e di un contesto economico globale più incerto, ma tutto ciò non sembra portare ad una recessione.

Sostanzialmente l’aumento dei tassi di interesse  dei prezzi che gravano sui consumi uniti ad un economia globale in rallentamento, fa propendere le aspettative verso un rallentamento dell’economia italiana per il 2023 e il 2024.Tuttavia, si prevede che la crescita si stabilizzerà su livelli al di sopra della crescita potenziale precedente la crisi, spinta dalla ripresa della domanda e dai progressi verso l’attuazione degli investimenti del Next Generation EU.

Quello che invece inficia un possibile ribasso del rapporto Debito/PIL, è l’impatto del Superbonus, ossia quell’incentivo fiscale con credito di imposta per i proprietari di case, che grava pesantemente sul deficit dell’anno corrente e sulle entrate fiscale per alcuni anni ancora.

Tuttavia la traiettoria al ribasso del rapporto Debito/Pil, dovrebbe riprendere quando dal 2027, l’effettuo del superbonus sulle entrate fiscali si attenuerà.

Andando ad analizzare, invece, la domanda domestica di debito pubblico, sembra rimanere robusta, e l’erogazione della nuova tranche d fondi NGEU dovrebbe mantenere la situazione finanziaria dell’Italia stabile, grazie anche al buon risultato del collocamento dei titoli di stato in ottobre.

Si nota inoltre che gli investitori retail domestici hanno aumentato la quota di titoli di stato detenuta.

Fonte: Amundi Asset Management

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