Il mese di ottobre ha rappresentato per i mercati finanziari un mese abbastanza altalenante, mentre novembre si è chiuso in territorio decisamente positivo, trainato ovviamente dai dati sull’inflazione, sia statunitense che europea, che hanno battuto le stime fatte dagli analisti andando oltre le aspettative e fornendo carburante per le aspettative sul taglio dei tassi previsto nel corso del 2024.
Analizzando la situazione europea, per ciò che concerne i dati macroeconomici, Eurostat ha comunicato che la pressione sui pezzi sta rallentando, infatti si è mostrata inferiore alle stime attestandosi al 2.4% rispetto alle stime che vedevano un 2.8%. Sostanzialmente, un trend di rallentamento che si conferma anche rispetto ad ottobre che segnava un 2.9% e settembre che era al 4.3%.
Se andiamo a considerare l’inflazione depurata della componente alcohol, tabacco, energia e generi alimentari, il dato che otteniamo è il 3.6%.
Dobbiamo ricordare che ad ottobre 2022 è stato registrato un picco del 10.6%, quindi in linea generale, si conferma un calo sostanziale, e quindi un passo verso l’obiettivo della BCE.
Il governatore della Banca d’Italia Panetta ha commentato positivamente gli ultimi dati sull’inflazione, sottolineando ovviamente l’importante contributo fornito dal Quantitative Tightening (ossia la stretta monetaria) attuata dalla BCE e ribandendo l’importanza del mantenimento di tale condizioni restrittive per un lasso di tempo necessario per il consolidamento della disinflazione.
Secondo alcuni analisti di Societe Genrale SA, date le stime previsionali della Banca Centrale Europea sull’inflazione, quest’ultima potrebbe cmq mantenere i tassi di interesse a questi livelli per diverso tempo, almeno fino alla fine del 2024.


