
Si è ormai conclusa la prima parte del mese di dicembre, caratterizzata da una serie di appuntamenti molto importanti, per le Banche Centrali, che gli investitori e i vari operatori di mercato hanno seguito con molta attenzione.
Ormai si è arrivati alla consapevolezza che i rialzi sono finiti, infatti il 2023 volge al termine portando con se la fine del ciclo di aumento, per l’appunto, dei tassi di interesse, nel 2022.
La politica monetaria restrittiva, che è iniziata lo scorso anno, e si è protratta per tutta la prima parte del 2023, è stata praticamente la più intensa dalla fine degli anni ’70.
Rimanendo, però, con i piedi per terra, l’opinione diffusa è che la politica monetaria manterrà rigore restrittivo fino a che non emergeranno forti segnali di una vera riduzione della pressione sui prezzi, con un raffreddamento delle aspettative di inflazione.
Tuttavia, è bene ricordare, che la settimana scorsa la Fed ha praticamente dato segnali di apertura verso un percorso di politica monetaria più “dovish”, ossia più accomodante, andando a correggere al ribasso le stime sull’inflazione e abbassando anche il grafico “plot dot” (si rimanda all’articolo “La Fed diventa Dovish” https://mfeniellofmj.com/2023/12/14/la-fed-diventa-dovish/), con tassi, che per la fine del 2024, dovrebbero essere più bassi di mezzo punto, e di tre decimi invece per il 2025, rispetto a quanto emergeva dalle attese, sempre dal grafico “plot dot“, di settembre.
Spostandoci invece in Europa, BCE e BOE (Bank of England) sono più caute, rimanendo più in attesa sui successivi dati. Tuttavia, dall’ultimo rialzo di 25 bp (punti base) della BCE, nella riunione del 14/09/2023, è bene osservare, che gli overnight index swap (ossia un accordo tra due parti che si impegnano a scambiarsi per un certo periodo predefinito, una serie di pagamenti giornalieri al tasso variabile , in contropartita di un tasso fisso. Lo spread tra Euribor e overnight index swap rappresenta un indicatore del grado di fiducia esistente sul mercato interbancario) legati al tasso di riferimento della BCE, scontano una maggiore probabilità di tagli dei tassi che non di rialzi nel 2024.
Alla luce di tutto ciò, come si può notare anche dai mercati, il sentiment ormai sembra più ottimista, S&P500 e NASDAQ, e non solo, hanno recuperato molto terreno.
Infatti, l’azionario americano, ha avuto un bel rimbalzo, sulla scia di dati che hanno confermato un rallentamento dell’economia che, però, rimane robusta. Giovedì lo S&P 500 è balzato dell’1%, il NASDAQ del 1.3% mentre il DOJ Industrial Average dello 0.9 %.
Praticamente tutti i settori presenti nello S&P 500 hanno concluso la giornata in territorio positivo, guidati specialmente dai guadagni nei consumer discretionary, nell’health care e nel settore delle comunicazioni.
Le azioni dei semiconduttori sono state spinte da previsione ottimistiche, Advanced Micro Devices e NVIDIA sono salite rispettivamente del 3.3% e del 1.8%, mentre, sulla scia di un possibile aumento delle tariffe sui produttori di veicoli elettrici cinesi, Tesla ha guadagnato l’ 1.6%.
Per ciò che concerne il dato sul PIL del quarto trimestre, la crescita è stata rivista al ribasso, infatti la stima è di un 4.9% annualizzato, andando così a rinforzare l’opinione di un accomodamento monetario.
Spostandoci in Asia, ed in particolare in Giappone, è bene sottolineare che dal 1971, il Nikkei ha guadagnato in media l’1,4% nel mese di dicembre, con rialzi nel 66% dei casi. Infatti ,Dicembre, a pari merito con Novembre, è il secondo miglior mese dell’anno per il principale listino nipponico, dopo il guadagno medio dell’1,5% di marzo.
Sulla scia di un dicembre positivo, per i mercati, almeno rispetto all’ ultimo anno e mezzo, auguro a tutti i lettori Buona Natale .
