
Il dato sull’inflazione statunitense, comunicato in settimana e riguardante il mese di dicembre, ha segnato un aumento dei prezzi su base annua, superiori alle attese, andando ad affievolire le aspettative e le speranze per un più vicino taglio dei tassi da parte della Fed.
Nello specifico, l’ indice dei prezzi al consumo CPI yoy (Consumer Price Index) si è attestato al 3,4%, rispetto alle attese del mercato che si attestavano al 3,2%, mentre su base mensile la variazione è stata di uno 0,3% contro aspettative di uno 0,2%.
Per ciò che concerne l’inflazione core, ossia escludendo i prezzi dell’energia e dei generi alimentari, il dato ha evidenziato invece un rallentamento, attestandosi al 3.9% contro il 4% ,che era stato osservato nel mese di novembre, ma comunque leggermente superiore alle aspettative del mercato che si attestavano al 3,8%.
Cosa si può dedure da ciò?
Si potrebbe dedurre che vi sia ancora una certa pressione inflazionistica e che forse un taglio dei tassi di interesse potrebbe essere ancora prematuro, infatti sembrano essersi ridotte le aspettative pe un taglio del costo del denaro già a gennaio, in occasione della prossima riunione di politica monetaria. Andando ad osservare i futures sui Fed Funds (per un approfondimento su aspettative degli operatori e meeting Fed: https://wordpress.com/post/mfeniellofmj.com/247), ad oggi le probabilità che i tassi rimangano invariati si attestano al 95%.
In Asia ?
Spostandoci in Asia , il Nikkei (indice principale della borsa di Tokyo) per la prima volta dal 1990, ha chiuso sopra i 35000 yen, grazie all’ ottimismo sulla crescita del Giappone, che ha attraversato una deflazione decennale. Bisogna evidenziare che un contributo importante arriva da un indebolimento dello yen rispetto al dollaro che giova alle esportazioni, e alla spinta data dai titoli dei semiconduttori.
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