
Il recente attacco militare israeliano in Iran ha scosso i mercati globali, innescando un’impennata dei prezzi del petrolio. Ma al cuore della tempesta si trova un punto geografico cruciale: lo Stretto di Hormuz. Questa sottile via d’acqua tra l’Oman e l’Iran, larga solo 33 km nel punto più stretto, veicola circa un terzo del commercio globale di petrolio trasportato via mare. Qualsiasi minaccia alla sua sicurezza ha conseguenze immediate sui prezzi energetici e sulle prospettive economiche globali.
Quali sono stati gli effetti registrati fin da subito?
Dopo l’attacco israeliano, che ha colpito impianti strategici iraniani e causato la morte di alti ufficiali, i mercati hanno reagito con un balzo dei prezzi del greggio:
- Il Brent è schizzato oltre i 78 $/barile, con una crescita intraday superiore all’8%.;
- Il WTI ha toccato quota 76-77 $, il massimo da mesi.
Questi aumenti riflettono un premio di rischio associato alla possibile interruzione delle forniture. L’incertezza è aggravata dalla possibilità che l’Iran possa chiudere, anche solo parzialmente, il traffico nello Stretto di Hormuz.
Ruolo strategico dello Stretto di Hormuz nel commercio di petrolio e gas
Lo Stretto di Hormuz è un crocevia cruciale per il trasporto marittimo di idrocarburi. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nei primi dieci mesi del 2023 in media oltre 20 milioni di barili al giorno di greggio sono transitati attraverso questo passaggioiea.blob.core.windows.net .Tale flusso rappresenta circa il 30% del petrolio trasportato via mare nel mondo. Attraverso Hormuz passano infatti le esportazioni di quasi tutti i produttori del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Iraq, Iran) dirette soprattutto verso i mercati asiatici (Cina, India, Giappone).Per il gas naturale, lo Stretto vede il passaggio di circa il 20% delle esportazioni globali di GNL (principalmente da Qatar e UAE). La sua conformazione è particolarmente critica: largo appena 33 km nel punto più stretto e organizzato in due canali di navigazione di soli 3 km ciascuno.
Numerose simulazioni mostrano che qualsiasi interruzione prolungata del traffico nel canale avrebbe impatti assai gravi. L’IEA osserva che, nel caso di chiusura, solo circa 6,5 milioni di barili/giorno potrebbero essere deviati verso rotte alternative (oleodotti sauditi verso il Mar Rosso e emiratini verso il Golfo di Oman)1.
La scarsità di percorsi alternativi rende quindi Hormuz un “chokepoint” globale. Eventuali tensioni geopolitiche in quest’area (come accaduto durante la guerra Iran–Iraq negli anni ’80 o nelle recenti tensioni Stati Uniti–Iran) possono innescare ripercussioni immediate sui prezzi petroliferi. Studi storici evidenziano che shock energetici analoghi (es. crisi del 1973-79 legate agli embargo OPEC e alla rivoluzione iraniana) portarono a picchi dei prezzi e gravi turbolenze economiche a livello mondiale2.
Quali sono i meccanismi di formazione del prezzo del petrolio ?
Il prezzo del petrolio è determinato sui mercati internazionali spot e futures, con i due benchmark più liquidi rappresentati dal Brent (che riflette il costo del greggio europeo e internazionale) e dal WTI statunitense.
Questi contratti vengono negoziati principalmente a Londra (ICE) e New York (NYMEX) e incorporano le aspettative degli operatori riguardo all’evoluzione futura dell’offerta e della domanda.
In generale, un aumento delle previsioni di domanda o un taglio di produzione (ad esempio da parte dei paesi OPEC+) tende a spingere al rialzo i prezzi nelle contrattazioni a termine. Al contrario, un incremento dell’offerta — come la crescita del petrolio di scisto americano — spinge i prezzi al ribasso. I report recenti hanno evidenziato che i dati sui proventi di scorte (inventari) e i commenti delle agenzie internazionali influenzano fortemente i prezzi: ad esempio, nel marzo 2025 il Brent veniva scambiato intorno a 70 $/bbl mentre il WTI a 67 $/bblreuters.com , rispecchiando simultaneamente una lieve riduzione nelle scorte USA di benzina e un clima generale di incertezza economica globale.
Entrando più nel dettaglio, i fattori rilevanti includono:
- Offerta globale: decisioni di OPEC/OPEC+ di ridurre o aumentare i tagli di produzione, la crescita della produzione di petrolio negli USA e in altri paesi non-OPEC, lo stato degli impianti esistenti (manutenzioni, incidenti) e gli effetti di sanzioni internazionali (es. Iran, Venezuela, Russia). Ad es., dati dell’IEA e agenzie di stampa segnalano come il rialzo dell’offerta da parte di alcuni membri OPEC+ abbia recentemente contribuito a far scendere il Brent a livelli minimi dal 2021iea.orgblogs. worldbank.org .
- Domanda mondiale: la crescita economica globale, in particolare nei grandi consumatori (Cina, India, paesi OCSE), guida la domanda di petrolio. Rallentamenti economici o incertezze (come trade war o recessioni) abbassano la domanda futura attesa, deprimendo i prezzi. Ad esempio, nel 2024 l’IEA ha rivisto al ribasso le stime di crescita della domanda petrolifera 2025 a soli +0,73 mln barili/giorno a causa del deterioramento delle prospettive economiche.
- Mercati futures e inventory: nei mercati finanziari l’efficienza delle informazioni trasforma ogni nuova previsione sulle scorte mondiali in movimento di prezzo. Curve di futures in backwardation indicano scarsità attesa, mentre in contango suggeriscono surplus. Più in generale, la negoziazione speculativa e i flussi di capitale (fondi e hedge funds) amplificano le oscillazioni a breve termine.
- Valuta e costi di produzione: poiché il petrolio è prezzato in dollari, variazioni del cambio possono influire sul prezzo nominale in altre monete. Inoltre, i costi di estrazione e trasporto (incluso il petrolio di alta qualità contro quello convenzionale) contribuiscono al costo minimo di produzione che fa da supporto al prezzo.
Sostanzialmente i prezzi del Brent e del WTI riflettono una complessa combinazione di fondamentali economici (sovrapposizione di domanda e offerta fisica), aspettative di mercato (inglobate nei futures) e rischi geopolitici. Ad esempio, nel primo trimestre 2025 il Brent si è mosso attorno a 65–75 $/bbl a seconda delle notizie su tensioni in Medio Oriente e dati di domandareuters.comiea.org .
Quindi I principali fornitori (OPEC+) esercitano un’ulteriore influenza coordinando quote di produzione, mentre i mercati finanziari traducono ogni cambiamento previsto di questi fattori in variazioni di prezzo quasi in tempo reale.
Un Piccolo schema:
| Term | Significato |
|---|---|
| OPEC | Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Organization of the Petroleum Exporting Countries).Fondata nel 1960 da Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Venezuela. |
| Obiettivo | Coordinare le politiche petrolifere dei membri per stabilizzare i prezzi e controllare la produzione di greggio. |
| Membri principali (2024) | Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Venezuela, UAE, Algeria, Nigeria, Libia, Angola, ecc. |
| OPEC+ | Gruppo formato nel 2016: OPEC + altri grandi produttori non-OPEC, inclusa la Russia. |
| Obiettivo OPEC+ | Estendere il coordinamento della produzione a paesi chiave extra-OPEC, aumentando l’impatto sul mercato globale del petrolio. |
| Importanza | Influenza offerta globale, prezzi del petrolio e decisioni macroeconomiche collegate all’energia. |
| Term | Significato | Cosa indica |
|---|---|---|
| Contango | I prezzi dei futures sono più alti del prezzo spot (attuale).→ Es: oggi $80, tra 6 mesi $85 | Surplus atteso di petrolio in futuro o magazzini pieni.→ Gli operatori pensano che ci sarà più offerta o meno domanda. |
| Backwardation | I prezzi dei futures sono più bassi del prezzo spot.→ Es: oggi $80, tra 6 mesi $75 | Scarsità attesa di petrolio (domanda forte/offerta limitata).→ Gli operatori sono disposti a pagare di più oggi perché si aspettano difficoltà a reperire petrolio in futuro. |
Quali sono gli scenari di breve e medio termine nei mercati energetici?
Guardando al futuro prossimo, le previsioni degli analisti e delle agenzie internazionali indicano un quadro di moderata crescita della domanda ma crescente incertezza. L’IEA prevede per il 2025 una crescita della domanda globale di petrolio intorno a +0,73 milioni barili/giorno (cresce quindi a 102–103 mb/g rispetto al 2024) e un’espansione dell’offerta ancor più ampia (oltre +1,2 mb/g)iea.orgblogs.worldbank.org .
Questo implicherebbe un lieve eccesso di offerta, che già ha portato i prezzi del Brent sotto i 65 $/bbl in aprile 2025. Inoltre, il recente allentamento delle restrizioni OPEC+ (incremento della produzione concordata) e la riaffermazione dell’offerta statunitense gettano ombre sulla capacità di sostenere prezzi elevati.
Va detto che un’intensificazione delle crisi mediorientali (ad es. un conflitto più ampio che coinvolga l’Iran) o nuove sanzioni all’export (ad es. inasprimento contro l’Iran o interruzioni significative dall’Arabia) potrebbero creare shock di offerta. In tale caso i prezzi potrebbero tornare a salire rapidamente, con nuovi picchi temporanei.
A medio termine, le tendenze strutturali (sostegno alle rinnovabili, efficienza energetica, elettrificazione dei consumi) restano però contrapposte alla possibile ripresa della domanda convenzionale. Gli scenari di riferimento collegano i prezzi futuri alle politiche climatiche: ad esempio, investimenti in estrazione convenzionale dovrebbero mantenere l’offerta elevata almeno fino alla fine del decennio, mentre una transizione più rapida verso le fonti pulite modererebbe la domanda di petrolio nel lungo periodo. Le proiezioni IEA segnalano che, nonostante un modesto declino della domanda del trasporto nell’UE e in USA, il petrolio continuerà a dominare il mix energetico globale per anni3.
In questo contesto incerto, gli attori di mercato (governi e imprese) monitoreranno due fattori chiave: l’evoluzione dei saldi di domanda/offerta (dati sulle scorte petrolifere, crescita OPEC+/US) e l’andamento delle politiche commerciali globali. Ogni sorpresa da questi fronti produrrà reazioni immediate sui prezzi, come già accaduto in risposta a notizie di tariffe e contrattazioni internazionali nel 20254.
