
Takeaway
In un sistema internazionale che sta scivolando verso logiche imperialiste, la deterrenza torna centrale: chi è disarmato diventa vulnerabile, chi è armato riduce la probabilità di essere attaccato. Inoltre il controllo delle riserve energetiche è oggi una leva geopolitica fondamentale capace di influenzare i conflitti, condizionare le scelte strategiche dei rivali e ridisegnare gli equilibri industriali. In questa chiave, il Venezuela ha assunto un ruolo chiave.
L’attacco al Venezuela e il ritorno dell’imperialismo
L’attacco – o più in generale la pressione sistemica – contro il Venezuela non va letto solamente come un episodio isolato, ma piuttosto come un segnale che vede il mondo entrare in una nuova configurazione di potere in cui le regole multilaterali contano meno e la forza torna a precedere il diritto.
Negli ultimi decenni si è raccontata una globalizzazione regolata, ovvero fondata su istituzioni, trattati e interdipendenza economica. Quel paradigma oggi sembra essere in crisi, al suo posto, infatti, sta riemergendo una dinamica più antica, fatta di sfere di influenza, controllo delle risorse, coercizione politica e militare.
Petrolio, Venezuela e leva strategica globale
Se si analizza lo scenario in termini di potenza, l’azione sul Venezuela assume un significato con risvolti che possono andare ben oltre la semplice influenza sul l’America Latina.
Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo, e averne accesso consente di avere influenza su diversi aspetti a livello globale.
Essenzialmente gli USA compiono uno scacco matto per due ordini di motivi:
- possono regolare l’offerta di petrolio e quindi abbassarne l prezzo, cosa che significherebbe una vantaggio per le aziende USA ma sicuramente uno svantaggio per paesi come la Russia
- diventa più rischioso per la Cina, attaccare Taiwan, essendo stato il Venezuela un importante partner per l’approvvigionamento energetico. In questo senso gli USA acquisiscono un importante leva negoziale dal punto di vista energetico con i cinesi.
Vi ricordate tutti i discorsi sulla perdita di centralità del potere del dollaro?
Perfetto avere il controllo diretto o indiretto sulle più grandi riserve petrolifere al mondo consente di confermare il dollaro come moneta per il mercato petrolifero globale.
Come evidenziato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, il commercio energetico globale resta largamente denominato, regolato e compensato in dollari, rendendo l’energia un pilastro di fatto dell’ordine monetario internazionale (IMF; BIS). In questo contesto, il controllo delle maggiori riserve petrolifere mondiali, come quelle venezuelane, assume una rilevanza non solo energetica ma monetaria, poiché incide direttamente sulla domanda strutturale di dollari e sulla capacità sanzionatoria degli Stati Uniti (U.S. Treasury; CFR).
Petrolio, deterrenza e scacco strategico globale
Il punto centrale dell’attacco al Venezuela è energetico prima ancora che politico. Il Paese detiene le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili secondo dati riportati da Reuters. Assicurarsene il controllo diretto o indiretto consente agli Stati Uniti di influenzare una variabile sistemica: l’offerta globale di petrolio.

Fonte dati: US Energy Information Administration (EIA).
Elaborazione grafica: Jo-Di graphics, via Wikimedia Commons (CC BY).
Questa mossa ha almeno tre effetti concatenati. In primo luogo, indebolisce la Cina, storicamente legata al Venezuela da rapporti energetici e finanziari: Pechino è oggi il più grande importatore netto di petrolio al mondo e considera la sicurezza energetica una priorità strategica, come evidenziato da numerose analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS). Rendere più incerto l’accesso a fornitori alternativi aumenta il costo sistemico di qualsiasi escalation militare, incluso un eventuale conflitto su Taiwan, che richiederebbe enormi risorse energetiche e logistiche.


In secondo luogo, l’aumento potenziale dell’offerta di petrolio esercita pressione al ribasso sui prezzi, favorendo l’industria americana e le aziende energivore statunitensi. Al contrario, questo scenario colpisce duramente la Russia, la cui stabilità fiscale e capacità di proiezione geopolitica dipendono in larga misura dalle entrate derivanti dagli idrocarburi. In questo senso, il petrolio diventa un’arma finanziaria: abbassarne il prezzo equivale a ridurre le risorse strategiche del rivale senza ricorrere allo scontro diretto.
Il Venezuela, quindi, non è il fine dell’operazione, ma il nodo attraverso cui si esercita potere globale, influenzando simultaneamente Cina, Russia e mercati energetici internazionali.
Conclusioni
In sintesi, il quadro che emerge ci dice che, guerra, offerta di petrolio e architettura monetaria sono oggi tre leve della stessa strategia. Il conflitto e la pressione geopolitica servono a controllare o condizionare l’offerta energetica, l’offerta condiziona il prezzo del petrolio, e il prezzo – insieme alla denominazione degli scambi – contribuisce a mantenere il dollaro statunitense al centro del sistema finanziario globale.
In questo schema, il Venezuela, con la più grande riserva petrolifera del mondo, diventa un nodo strategico non solo per l’energia ma per la tenuta dell’ordine monetario dollaro-centrico, mentre la pressione sui prezzi penalizza rivali come la Russia e aumenta i costi sistemici, rendendo più rischioso per la Cina mire geopolitiche. A completare il quadro c’è la partita dei metalli critici – litio, rame, terre rare – indispensabili per transizione energetica, difesa e tecnologia: chi controlla energia, valuta di regolamento e materie prime strategiche non governa solo i mercati, ma scrive le regole del potere globale.

Il Venezuela non è solo una superpotenza petrolifera, ma anche un Paese ricco di metalli critici e strategici, concentrati in particolare nell’area dell’Arco Minero dell’Orinoco. Secondo dati ufficiali e analisi geologiche, il Venezuela possiede importanti riserve di oro, coltan (tantalio e niobio), bauxite, ferro e rame, con un potenziale ancora in larga parte inesplorato o sottosfruttato a causa di instabilità politica e sanzioni internazionali. L’U.S. Geological Survey (USGS) e la U.S. Energy Information Administration (EIA) confermano che l’Arco Minero ospita alcuni dei principali giacimenti auriferi dell’America Latina, mentre studi accademici e report ONU segnalano la presenza di coltan, materiale critico per elettronica avanzata, difesa e tecnologie digitali. In un contesto di competizione sistemica globale, il controllo o l’accesso privilegiato a un Paese che combina la più grande riserva petrolifera del mondo con un portafoglio significativo di metalli critici rafforza non solo la sicurezza energetica, ma anche la sicurezza industriale e tecnologica delle grandi potenze, riducendo la dipendenza da filiere rivali e aumentando la leva geopolitica complessiva.
Riferimenti
- Reuters – Venezuela’s oil industry and the world’s largest proven reserves. Analisi sulle riserve petrolifere venezuelane e sul loro ruolo nei mercati globali.
- Center for Strategic and International Studies (CSIS) – China’s Energy Security. Studi sulla dipendenza energetica cinese e sulle implicazioni geopolitiche delle importazioni di petrolio.
- International Energy Agency (IEA) – Oil Market Reports. Dati su offerta globale, prezzi del petrolio e impatti macroeconomici.
- Zhang, Z. X. – China’s Quest for Energy Security. Analisi accademica sul legame tra sicurezza energetica e politica estera cinese.
- BP Statistical Review of World Energy – Dati comparativi su riserve, produzione ed export di petrolio.
- U.S. Energy Information Administration (EIA) – Profilo energetico e minerario del Venezuela
- https://www.eia.gov/international/analysis/country/VEN
- U.S. Geological Survey (USGS) – Mineral Commodity Summaries / dati su oro, bauxite, ferro
- https://www.usgs.gov/centers/national-minerals-information-center
- UN Environment Programme / UN reports – Attività minerarie e risorse nell’Arco Minero
- https://www.unep.org/resources
- Scientific & academic sources (coltan in Venezuela)
- https://www.sciencedirect.com/topics/earth-and-planetary-sciences/coltan
Crediti immagini
– Major crude oil trade flows in the South China Sea (2016), U.S. Energy Information Administration, via Wikimedia Commons (CC BY 2.0).
– World Oil Transit Chokepoints – Figure 1, U.S. Energy Information Administration (Public Domain).
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