Lo Stretto di Hormuz: Chokepoint Energetico Globale

Takeaway

Lo Strait of Hormuz rappresenta uno dei principali chokepoint energetici del pianeta. Secondo la U.S. Energy Information Administration, attraverso questo passaggio marittimo transitano circa 20–21 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale e quasi un terzo del commercio globale di petrolio via mare.

In uno scenario di escalation militare con l’Iran, anche una temporanea interruzione del traffico nello stretto potrebbe generare uno shock energetico globale con effetti immediati su inflazione, crescita economica e mercati finanziari.

Il checkpoint più importante del sistema energetico globale

Data source: U.S. Energy Information Administration (EIA) analysis, based on Vortexa tanker tracking; World Bank; and Panama Canal Authority data, using EIA conversion factors and calculations
Note: 1H25=first half of 2025

Nel sistema energetico globale esistono alcuni passaggi marittimi strategici — definiti energy chokepoints — attraverso cui transitano grandi volumi di petrolio e gas naturale.

Tra questi figurano:

  • lo Strait of Hormuz
  • lo Strait of Malacca
  • il Suez Canal
  • lo Bab el-Mandeb Strait

Tra tutti, lo Stretto di Hormuz è il più critico per il mercato energetico mondiale.

Situato tra Iran e Oman, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi all’Oceano Indiano. Nel suo punto più stretto misura circa 33 chilometri, con corsie di navigazione limitate per il traffico delle petroliere.

Nonostante queste dimensioni relativamente ridotte, questo corridoio marittimo rappresenta uno degli snodi essenziali per il commercio energetico globale.

Secondo la U.S. Energy Information Administration, nel 2023 circa 20,9 milioni di barili di petrolio al giorno sono transitati attraverso Hormuz, rendendolo il principale punto di passaggio per il commercio globale di greggio.

Il petrolio del Golfo Persico e le rotte verso l’economia globale

Data source: U.S. Energy Information Administration

La maggior parte del petrolio esportato dai paesi del Golfo Persico raggiunge i mercati internazionali attraverso una rete di rotte marittime strategiche che collegano il Golfo Persico al Mar Rosso, al Mediterraneo e all’Oceano Indiano. In questo sistema logistico, oltre allo Strait of Hormuz, svolgono un ruolo importante anche il Canale di Suez, la pipeline SUMED e lo stretto di Bab el-Mandeb.

Partendo dallo Stretto di Hormuz:

Secondo i dati pubblicati dalla U.S. Energy Information Administration, osservabili nella tabella di cui sopra, i flussi energetici che transitano attraverso lo Strait of Hormuz si mantengono su livelli estremamente elevati negli ultimi anni, confermando il ruolo centrale di questo passaggio marittimo nel sistema energetico globale. Nel 2020 circa 19,2 milioni di barili di petrolio al giorno hanno attraversato lo stretto, volume salito a 19,7 milioni nel 2021 e a 21,9 milioni di barili al giorno nel 2022, che rappresenta il valore più elevato del periodo considerato. Nel 2023 i flussi si sono mantenuti su livelli simili, pari a 21,8 milioni di barili al giorno, per poi ridursi leggermente a 20,7 milioni nel 2024. Nella prima metà del 2025 il traffico energetico attraverso lo stretto è rimasto comunque molto elevato, con circa 20,9 milioni di barili al giorno.

Oltre al petrolio, lo stretto rappresenta anche una rotta fondamentale per il commercio globale di gas naturale liquefatto (LNG). I dati della U.S. Energy Information Administration indicano infatti flussi relativamente stabili tra 10 e 11 miliardi di piedi cubi al giorno nel periodo 2020-2025, con un aumento fino a 11,4 miliardi di piedi cubi al giorno nella prima metà del 2025.

I dati della U.S. Energy Information Administration (tabella di cui sopra) permettono anche di analizzare la provenienza e la destinazione del petrolio che attraversa lo Strait of Hormuz. Nella prima metà del 2025 circa 14,7 milioni di barili al giorno di greggio e condensati hanno transitato attraverso questo passaggio marittimo. La quota principale proviene dai grandi produttori del Golfo Persico: Arabia Saudita con circa 5,5 milioni di barili al giorno, seguita da Iraq (3,3 milioni), Emirati Arabi Uniti (circa 2 milioni), Iran (1,6 milioni) e Kuwait (1,5 milioni).

Per quanto riguarda la destinazione dei flussi, i dati evidenziano come il petrolio che attraversa lo stretto sia diretto prevalentemente verso i mercati asiatici. La Cina rappresenta il principale importatore, con oltre 5,4 milioni di barili al giorno, seguita da India, Corea del Sud e Giappone. Nel complesso, oltre l’80% del petrolio che attraversa lo Stretto di Hormuz è destinato all’Asia, mentre quote molto più ridotte raggiungono l’Europa e gli Stati Uniti.

Passando al Canale di Suez, Sumed pipeline e lo Stretto di Bab el-Mandeb:

Nella tabella di cui sopra presa da International – U.S. Energy Information Administration (EIA) troviamo i dati pubblicati dalla U.S. Energy Information Administration, che mostrano come negli ultimi anni volumi significativi di petrolio e prodotti petroliferi sono transitati attraverso queste rotte. Nel sistema formato dal Canale di Suez e dalla pipeline SUMED, i flussi complessivi di petrolio hanno raggiunto 8,8 milioni di barili al giorno nel 2023, dopo livelli pari a 7,3 milioni di barili al giorno nel 2022 e circa 5 milioni di barili al giorno nel 2020-2021. Nel 2024 il traffico si è ridotto a circa 4,8 milioni di barili al giorno, mentre nella prima metà del 2025 i flussi si sono attestati intorno ai 4,9 milioni di barili al giorno.

La tabella evidenzia inoltre la composizione di questi flussi energetici. Una parte significativa riguarda petrolio greggio e condensati, mentre un’altra quota è rappresentata da prodotti petroliferi raffinati. Nel 2023, ad esempio, circa 4,5 milioni di barili al giorno di greggio e condensati e 4,3 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi hanno attraversato il sistema Suez-SUMED.

Anche lo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano, rappresenta un passaggio importante per il commercio energetico globale. Secondo i dati EIA, nel 2023 circa 9,3 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi sono transitati attraverso questo stretto. Tuttavia, i flussi hanno registrato una significativa riduzione negli anni successivi, scendendo a circa 4,1 milioni di barili al giorno nel 2024 e mantenendosi su livelli simili nella prima metà del 2025.

Le tabella mostra anche l’evoluzione dei flussi di gas naturale liquefatto (LNG) attraverso queste rotte marittime. Nel caso del Canale di Suez, i flussi di LNG hanno raggiunto 4,7 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2021, per poi diminuire negli anni successivi fino a circa 0,9 miliardi di piedi cubi al giorno nella prima metà del 2025. Per quanto riguarda Bab el-Mandeb, i flussi di LNG risultano pari a circa 4,2 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2023, per poi ridursi drasticamente negli anni successivi.

Nel complesso, questi dati evidenziano come il sistema energetico globale dipenda da pochi corridoi marittimi strategici che collegano i principali produttori di petrolio del Medio Oriente ai mercati internazionali. Eventuali interruzioni lungo queste rotte — in particolare nello Strait of Hormuz — potrebbero quindi avere effetti rilevanti sui flussi energetici globali e sui mercati internazionali dell’energia.

Per ciò che concerne la Figura 7 pubblicata dalla U.S. Energy Information Administration, essa analizza la provenienza geografica del petrolio greggio e dei condensati che transitano attraverso il sistema formato dal Suez Canal e dalla pipeline SUMED.

I dati mostrano che la Russia rappresenta la principale origine dei flussi di greggio attraverso questo corridoio energetico, ciò è coerente con la riorganizzazione delle rotte petrolifere globali dopo il 2022, quando parte del petrolio russo ha iniziato a essere reindirizzato attraverso rotte marittime verso mercati differenti, ovvero l’Asia e nello specifico l’India. Nella prima metà del 2025 circa 1,7 milioni di barili al giorno di petrolio russo sono transitati attraverso il sistema Suez-SUMED, una quantità significativamente superiore rispetto agli altri esportatori.

Il secondo grafico della figura mostra invece la distribuzione geografica delle destinazioni del petrolio trasportato attraverso il sistema Suez-SUMED. I dati indicano che parte dei flussi, nel 2025, è diretta verso i mercati europei, con importatori come Italia e Polonia, mentre quote rilevanti sono destinate anche a economie asiatiche come l’India. Una parte più limitata dei volumi viene invece indirizzata verso altri paesi del Medio Oriente o verso il continente africano.

Lo Stretto di Hormuz come punto critico del sistema energetico globale

L’analisi dei flussi energetici che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz evidenzia chiaramente come questo passaggio marittimo rappresenti uno dei nodi logistici più importanti dell’intero sistema energetico mondiale. Ogni giorno oltre 20 milioni di barili di petrolio attraversano questo stretto che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e quindi all’Oceano Indiano.

Questi volumi rappresentano una quota significativa dell’offerta globale di petrolio. Secondo le stime della U.S. Energy Information Administration, circa un quinto del petrolio consumato nel mondo transita attraverso questo corridoio energetico, rendendolo uno dei più importante “oil chokepoint” del pianeta.

La geografia dello stretto rende inoltre questo passaggio particolarmente vulnerabile. Nel punto più stretto lo Stretto di Hormuz misura circa 33 chilometri di larghezza, mentre le corsie di navigazione utilizzate dalle petroliere sono ancora più ridotte. Questo significa che anche eventi limitati — tensioni militari, attacchi a navi mercantili o blocchi navali — possono avere effetti immediati sui flussi energetici globali.

Negli ultimi giorni lo scenario geopolitico nella regione del Golfo Persico ha subito una drastica escalation. Nel contesto del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, le autorità iraniane hanno dichiarato la chiusura dello Strait of Hormuz, minacciando e in alcuni casi colpendo le navi commerciali che tentavano di attraversarlo. Secondo diversi report internazionali, il traffico marittimo nello stretto è crollato rapidamente e molte compagnie di navigazione hanno sospeso i transiti a causa dei rischi per la sicurezza delle petroliere e delle navi mercantili.

La crisi ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici globali. Infatti lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali checkpoint energetici del pianeta, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. La drastica riduzione del traffico navale ha quindi alimentato forti tensioni sui prezzi dell’energia e riacceso i timori di un possibile shock petrolifero globale.

I mercati possono assorbire uno shock energetico ?

Come sottolineato da diversi analisti per interpretare lucidamente la situazione attuale non è sufficiente osservare l’evento geopolitico in sé. I mercati finanziari non prezzano soltanto l’emergenza del presente, ma soprattutto la capacità del sistema economico globale di assorbire lo shock nel medio/lungo periodo.

La crisi legata allo Strait of Hormuz, rappresenta senza dubbio uno dei rischi energetici più significativi per l’economia mondiale. Tuttavia, per valutare le possibili conseguenze sui mercati è utile confrontare il contesto macroeconomico attuale con quello di pochi anni fa.

In sostanza nel 2022 l’economia globale si trovava in una situazione molto più fragile. Le catene di approvvigionamento erano ancora strozzate per via delle conseguenze della pandemia e si osservava un inflazione negli Stati Uniti aveva superato il 9%. In quel contesto la Federal Reserve fu costretta a rialzare i tassi di interesse in maniera decisamente aggressiva.

Oggi ci troviamo in una situazione sensibilmente diversa, infatti la politica monetaria non si trova più nella fase iniziale di una stretta così violenta, e in questo scenario un eventuale aumento prolungato dei prezzi dell’energia potrebbe rallentare la crescita economica globale, creando paradossalmente le condizioni per politiche monetarie più accomodanti.

In sostanza pur trovandoci in un contesto spaventoso caratterizzato da un’ impennata del prezzo del petrolio, dobbiamo ricordarci che la storia dei mercati petroliferi ci suggerisce che shock di offerta possono essere temporanei e quindi prezzi dell’energia molto elevati possono ridursi rapidamente.

In soldoni uscire dai mercati nel pieno della tempesta significa spesso perdere il successivo rimbalzo che storicamente segue gli shock, infatti come recita un vecchio adagio “le giornate migliori sono subito dopo quelle peggiori”.


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