La fiscalità dei certificati, compensare le minusvalenze

Gli investitori italiani che intendono investire in certificati hanno la possibilità di optare per due regimi:
  • Il regime amministrato, che prevede la delega alla banca di eseguire gli adempimenti fiscali riguardati i propri risparmi;
  • Il regime dichiarativo, ove invece è l’investitore a provvedere agli adempimenti fiscali riguardati i propri investimenti.
Ovviamente, per quanto riguarda la nostra analisi, ci concentreremo sulla fiscalità dei certificati nel regime del risparmio amministrato. 
Iniziamo dicendo che l’aliquota applicata si alle plusvalenze di prezzo, sia alle cedole, prevede un imposta pari al 26%. Ora in Italia, il legislatore, distingue tra prodotti finanziari che generano reddito di capitale e reddito diverso.
  1. I redditi di capitale, sono costituiti da interessi, utili o altri proventi, che vengono percepiti nel periodo d’imposta, e hanno la caratteristica di essere certi nella realizzazione ma incerti nella quantità.
  2. I redditi diversi, sono proventi che sono caratterizzati dal fatto di essere incerti sia nella realizzazione che nella quantità, ossia : plusvalenze di prezzo delle obbligazionile plusvalenze di prezzo delle azioni, le plusvalenze di prezzo degli ETC, quelle dei prodotti derivati, e per ciò che concerne i certificati sia le plusvalenze che le cedole
In sostanza le minusvalenze realizzate possono essere compensate solo con prodotti finanziari che generano proventi classificati come redditi diversi. Tali minusvalenze non sono altro che perdite realizzati e danno origine ad un credito di imposta che il legislatore consente di recuperare entro e non poltre il quarto esercizio d’imposta, ossia entro 4 anni a partire dal momento della loro realizzazione.
I certificati rappresentano lo strumento più efficiente per recuperare tali minusvalenze, perché sia le plusvalenze di prezzo che le cedole producono reddito diverso mentre ad esempio per i titoli di stato le plusvalenze di prezzo sono reddito diverso mentre le cedole sono reddito di capitale (che non consente di compensare). Rappresentano un eccezione solo le cedole incondizionate dei certificati a capitale protetto.

Per ciò che concerne il meccanismo della compensazione, è possibile affermare che se ad esempio si hanno 1000 euro di minusvalenze nello zainetto fiscale e  si realizza una plusvalenza oppure si incassa una cedola di un certificato per un importo di 1000 euro, la banca dovrebbe automaticamente ridurre l’ammontare delle minusvalenze per un importo pari a quello della plusvalenza.
C’è ora un dettaglio non di poco conto a cui fare attenzione, perché i certificati sono titoli al portatore, e non nominativi, quindi quando si tratta di compensare minus, se il conto corrente risulta cointestato, la plusvalenza maturata viene ripartita tra il numero degli intestatari del conto. Riprendendo l’esempio di prima ciò significherebbe che nel caso di cointestato tra due persone i 1000 euro di plusvalenza diventerebbero 500 euro, e quindi un investitore non andrebbe a scalare l’intero ammontare di 1000 euro dello zainetto fiscale ma solo 500 euro.

Un altro tema da tenere ben presente è il diverso trattamento fiscale delle cedole da parte delle banche italiane, infatti in Italia essendo la patria dell’incertezza fiscale le banche trattano le cedole dei certificati, dal punto di vista fiscale, in maniera diversa.
 Le banche che si possono definire “fiscalmente efficienti”, permettono di recuperare immediatamente le minusvalenze, scaricando l’ammontare lordo della cedola dallo zainetto fiscale.
Ad esempio un investitore ha 10.000 euro di minusvalenze, nel proprio zainetto fiscale, e incassa una cedola di 1.000 euro, nel momento dell’accredito la banca provvederà a ridurre immediatamente il valore dello zainetto fiscale da a 9.000 euro (10.000-1.000= 9000). In tal modo il recupero della minusvalenza è certo ed immediato.
Invece altre banche nel momento in cui viene erogata la cedola, si limitano a ridurre il  solo prezzo di carico senza ridurre la minusvalenza, che verrà compensata  riducendo l’ammontare dello zainetto fiscale, solo al moneto della chiusura dell’operazione (giungendo a scadenza oppure vendendo).
Ad esempio se si possiede un certificato ad un prezzo di carico ari a 100, e stacca una cedola del 6%, la banca accrediterà l’importo della cedola, senza ridurre le minusvalenze e senza applicare nessuna imposta di capital gain, ma al tempo stesso ridurrà il prezzo di carico a 94 euro. La fiscalità dell’operazione verrà essenzialmente regolata solo al momento della scadenza oppure della vendita, ove verrà ridotto lo zainetto fiscale, ossia come nel caso dell’esempio precedente 10.000-1.000 = 9.000 euro.
Ovviamente balza all’occhio come in questo caso, il metodo di recupero delle minusvalenze è meno efficiente perché, innanzitutto vengono recuperate in un secondo momento, e dobbiamo tenere a mente che abbiamo 4 anni di tempo dal momento della realizzazione, inoltre tale metodo genera incertezza perché se al momento in cui l’operazione viene chiusa si verifica l’evento barriera il tutto potrebbe concludersi con una perdita, con la conseguenza che invece di recuperare, l’investitore aumenta la minusvalenza all’interno dello zainetto fiscale.
                

Riferimenti Bibliografici:

G. Bellelli, A. Lawford, M. Mazziero, Manuale dell’investitore consapevole, Incrementa e Proteggi i tuoi risparmi investendo a basso richio, Hoepli, Milano 2016.

G. Candita, I certificati d’investimento. Guida completa per consulenti e investitori, Hoepli, Milano 2017.

G. Bellelli F. Fosatelli, Investire con i certificati, Hoepli, Milano 2021.

Un commento

Scrivi una risposta a Certificati a Capitale Condizionatamente Protetto (X): Cash Collect worst-of – Financial Markets Journal Cancella risposta