Obbligazioni e i principali rischi (I)

A quali rischi sono esposte le obbligazioni ?

Beh innanzitutto  bisogna considerare che uno dei principali concetti che rappresenta le fondamenta del mercato finanziario è proprio quello di rischio, e le obbligazioni essendo uno strumento finanziario, al pari di ogni altro prodotto, ne sono esposte. A tal proposito bisogna tenere sempre a mente che tanto più un investimento è considerato rischioso tanto più il suo rendimento è alto, viceversa tanto più un investimento è considerato sicuro tanto più il suo rendimento sarà ridotto. Sostanzialmente rischio = rendimento. Per ciò che concerne i bond ( termine inglese per dire obbligazioni) i principali rischi sono:

  • il Rischio di credito, che è associato alla probabilità che il debitore non riesca ad onorare l’obbligazione assunta con il creditore, ossia di non riuscire a ripagare il debito. In questa situazione si verifica quella particolare condizione definita come default, ossia di insolvenza e tanto è più alta quest’ultima probabilità tanto più alto è il rendimento.
  • Rischio di cambio, ossia quella tipologia di rischio a cui si è esposti nel  momento in cui si acquista un bond denominato in valuta estera. Per chiarire meglio questo concetto possiamo utilizzare un semplicissimo esempio:
Si supponga che venga emessa un’obbligazione in valuta estera con valore nominale di 1.000 $ , una cedola annuale del 10% e scadenza 5 anni. Ora per comprare questa obbligazione bisogna cambiare euro in dollari e con un tasso di cambio euro/dollaro a 1.087 avremo bisogno di 919.96 euro.
Ora se ipotizziamo che durante il primo anno il tasso di cambio rimane stabile a 1.087 al momento dello stacco della cedola l’investitore percepirà il 10% su un valore nominale di 100$, ed effettuando la conversione valutaria in euro otterremmo 92 euro, matematicamente parlando:
  
  

Ora immaginiamo che durante il secondo anno l’euro salga e che quindi si rafforzi nei confronti del dollaro, arrivando ad un tasso di cambio di 1,10. Al momento dello stacco della cedola ci viene riconosciuto un interesse pari a 100$ ma effettuando la conversione in euro otterremo 90.90 euro, matematicamente parlando : 

                              

Ora se la svalutazione del dollaro contro l’euro dovesse continuare, arrivando al quinto anno ad un cambio 1.25, la cedola di 100 $ convertita in euro diventerebbe 80 euro, matematicamente parlando :

Qui si arriva al punto fondamentale, ossia tanto più una valuta nella quale è denominato il bond si deprezza rispetto la valuta del creditore, tanto più aumenta per l’appunto il rischio di cambio.

  • Rischio Inflazione, è attinente proprio al tasso di inflazione che è uno degli indicatori macroeconomici più importanti, perché si riferisce all’aumento dei prezzi di beni e servizi registrato nel corso di un determinato periodo e che porta alla perdita di potere d’acquisto. Quando si sente che il costo della vita aumenta, ci si riferisce al fatto che a parità di denaro si possono acquistare una quantità inferiore di bene e servizi. Per capire ciò basta fare un semplicissimo esempio:
Si supponga di avere a disposizione 100 euro, se il livello di inflazione è pari al 5%, i 100 euro in portafoglio avranno un valore di 95 euro ossia :
   100 euro- (100 euro * 5%) = 100 euro- ( 100 Euro * 5/100)=  95 euro.
Cosa ci suggerisce tutto questo? 
Essenzialmente che il valore nominale è il valore numerico indicato sulla moneta , mentre il valore reale tiene conto del tasso di inflazione e dunque ci da il reale potere d’acquisto.
E’ possibile così affermare che l’inflazione non erode solo il potere d’acquisto dei consumatori ma anche il valore delle cedole dell’obbligazione.
Ipotizziamo di acquistare un bond  con scadenza 3 anni, con cedola annuale al 5% quando il livello dell’inflazione si attesta al 2%. A questo punto il valore reale della cedola non è più 5% bensì il  3%,  perché dobbiamo sottrarre al valore nominale della cedola il tasso di inflazione e quindi il valore reale é pari a 5% – 2% = 3%. Ora se ipotizziamo che al secondo anni il tasso di inflazione salga al 3% a questo punto il valore reale della cedola sarà pari a5%-3%= 2%… e così via
In sostanza quando si decide di investire in obbligazioni bisogna sempre tener presente il tasso di inflazione.
  • Rischio di Liquidità, ha a che fare con la facilità con cui è possibile a liquidare ossia a convertire in denaro una certa attività finanziaria. Alcuni esempi di beni liquidi sono le azioni quotate in Borsa, dove con un semplice click è possibile vendere. Cioè tanto più un bene è illiquido tanto più tempo e fatica impiegherò per vendere e monetizzare. Anche i bond normalmente sono considerati liquidi, tuttavia quelli emessi da Paesi emergenti o società poco conosciute essendo poco scambiati possono essere poco liquidi.
  • Rischio di interesse, cioè quello a cui ci si espone nel momento in cui si verifica una variazione dei tassi di interesse. In sostanza le banche centrali controllano il livello dei prezzi mediante la leva del tasso di interesse, ove, quando si vuole favorire una ripresa i tassi vengono tagliati, al contrario, quando si vuole raffreddare un economia in surriscaldamento, vengono aumentati. I tassi di interesse influiscono sul prezzo delle obbligazioni, infatti il concetto chiave da tener ben presente è che tassi e prezzo delle obbligazioni sono inversamente correlati. Anche qui un semplice esempio chiarirà più di mille parole:

Si supponga che alcuni investitori abbiano comprato nel 2021 un’obbligazione, emessa da una azienda, quotata alla pari (100) con valore nominale di 1000$, una cedola annuale del 2% e scadenza 5 anni.

Ora nel 2021 i tassi di interesse della FED erano allo 0.25%, e il rendimento dell’obbligazione al momento dell’acquisto era pari al 2%:
  
Arrivati nel 2022 la FED ha iniziato progressivamente ad aumentare i tassi, quindi ipotizzando che gli investitori comprino una nuova obbligazione emessa sempre dalla stessa azienda quotata alla pari (100) con valore nominale di 1000 $, cedola annuale del 4% e scadenza sempre 5 anni, otteniamo un rendimento pari a:
                                             

In questa situazione ci troviamo ad avere due obbligazioni emessi dalla stessa azienda a distanza di un anno ma con rendimento diverso, e ciò porterà gli investitori ovviamente ad investire nella seconda obbligazione che a parità di scadenza offre un rendimento maggiore.
Ora per acquistare il secondo bond, questi stessi investitori, venderanno il primo, ma per poterlo vendere saranno costretti ad accettare un prezzo inferiore (ottenendo una perdita in conto capitale), perché nessuno sarebbe ovviamente disposto a comprare un obbligazione che rende il 2% quando sul mercato è possibile acquistarne una che offre il 4%.
E’ proprio questo il rischio, cioè se si detiene in portafoglio un bond e si verifica un aumento dei tassi di interesse si subirà una discesa del prezzo del bond.
Ora ovviamente è doveroso precisare che se l’obiettivo è quello di portare l’obbligazione a scadenza, i vari movimenti di prezzo che si verificano durante la sua vita non dovrebbero destare preoccupazione, dal momento che il bond viene rimborsato al valore nominale, ma se si dovesse decidere di vendere prima della scadenza, allora qui i movimenti di prezzo diventano cruciali.
A questo punto bisogna introdurre un altro concetto ossia quello di DURATION di cui, però, tratteremo nella seconda parte dell’ articolo.

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