Tre Giganti in Borsa: SpaceX, OpenAI e Anthropic alla Prova di Wall Street

Valutazioni IPO 2026: SpaceX $1.750 mld · Anthropic $965 mld · OpenAI $852 mld. Elaborazione FMJ.

TAKEAWAY: Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui l’intelligenza artificiale ha smesso di essere una promessa e ha chiesto agli investitori di mettere i soldi nel piatto. Non parliamo di centinaia di milioni., bensì di centinaia di miliardi. A tal proposito la domanda che aleggia in ogni sala operativa da New York a Tokyo è sempre la stessa, ovvero, stiamo comprando il futuro? o stiamo pagando il conto di un’euforia collettiva?

L’Anno delle Mega-IPO: Un Momento Storico? o una Bolla in Costruzione?

C’è qualcosa di paradossale nell’idea che le due aziende che più di ogni altra hanno contribuito a ridisegnare il panorama tecnologico globale si trovino oggi a dover convincere il mercato pubblico della propria solidità. Stiamo parlando di OpenAI e Anthropic, che non sono startup in cerca di legittimazione, ma sono già protagoniste di una delle trasformazioni più profonde della storia economica recente. Eppure, la quotazione in borsa rappresenta per entrambe un salto di categoria — e una prova di maturità che non tutti i giganti dell’AI hanno finora affrontato.

Il 2026 si configura come l’anno delle mega-IPO tecnologiche. Prima SpaceX: il 20 maggio ha depositato il suo S-1(il prospetto informativo obbligatorio per la quotazione in borsa) alla SEC e punta a debuttare al Nasdaq sotto il ticker SPCX intorno al 12 giugno, con una valutazione target di 1.750 miliardi di dollari e una raccolta stimata di 75 miliardi — più del doppio del record storico di Saudi Aramco del 2019. Poi OpenAI, che ha depositato il suo S-1 riservato il 22 maggio con Goldman Sachs e Morgan Stanley come lead underwriter, puntando a una finestra di quotazione in Q4 2026, con un possibile debutto anticipato già a settembre. Infine Anthropic, con un debutto atteso per ottobre. Tre quotazioni in sequenza ravvicinata, per una richiesta complessiva di capitali che supera i 200 miliardi di dollari — un evento senza precedenti nella storia dei mercati.

Il paragone con la bolla delle dot-com è inevitabile, e i più attenti osservatori di mercato lo evocano puntualmente. Ma c’è una differenza sostanziale che vale la pena sottolineare, ovvero che nessuna delle tre è una scatola vuota riempita di aspettative. Infatti, si tratta, di aziende con ricavi reali, clienti corporate, partnership globali con i principali player dell’economia digitale. In tal senso, quindi, la domanda non è se producono valore, ma quanto vale tutto questo? Il mercato sta già scontando quel valore?

OpenAI: Il Colosso che deve Convincere Wall Street

Sam Altman ha costruito OpenAI come un’impresa che sfida, un po’, le categorie tradizionali. Nasce, infatti, come organizzazione no-profit nel 2015, per essere poi trasformata in “capped-profit” nel 2019, e ora in corsa verso una struttura completamente for-profit propedeutica alla quotazione. Sostanzialmente il percorso di OpenAI riflette la tensione permanente tra la missione dichiarata — lo sviluppo sicuro dell’intelligenza artificiale generale — e le necessità di capitale che quella missione inevitabilmente genera.

Il numero che è al centro di ogni conversazione su OpenAI è 852 miliardi di dollari: la valutazione raggiunta nell’ultimo round di finanziamento privato di marzo 2026. Una cifra che colloca l’azienda tra le più capitalizzate al mondo ancora prima di essere quotata. I ricavi raccontano una crescita straordinaria: da 2 miliardi annualizzati a fine 2023 a oltre 25 miliardi di run rate a marzo 2026, con 50 milioni di abbonati consumer e 9 milioni di utenti business. Il rovescio della medaglia è altrettanto netto: nel Q1 2026 OpenAI ha perso 1,22 dollari per ogni dollaro incassato, e le proiezioni interne stimano perdite nette di 14 miliardi nell’intero 2026.

Il modello di business si articola su tre pilastri: ChatGPT con oltre 400 milioni di utenti attivi mensili, l’API che alimenta migliaia di applicazioni enterprise, e la divisione enterprise in crescita rapida. Ma i costi computazionali per addestrare e servire modelli come GPT-5 rimangono enormi, e la traiettoria verso la profittabilità netta — secondo le stesse proiezioni interne — non è attesa prima del 2030. Wall Street compra la crescita. La domanda è: fino a che punto?

Anthropic: La Sfidante che ha Superato il Rivale in Valutazione

Se OpenAI è la storia dell’AI generativa raccontata dal mainstream, Anthropic è la storia che i professionisti del settore seguono con particolare attenzione. Viene fondata nel 2021 da Dario Amodei, Daniela Amodei e un gruppo di ex ricercatori di OpenAI. L’azienda nasce esplicitamente da una visione alternativa, cioè, l’AI deve essere sviluppata con la sicurezza come priorità strutturale.

Il dato più sorprendente di questa settimana è che Anthropic ha superato per la prima volta il rivale in termini di valutazione privata. La chiusura di un round da 65 miliardi di dollari — guidato da Altimeter Capital, Greenoaks, Dragoneer e Sequoia Capital — secondo Bloomberg, ha portato la valutazione complessiva a 965 miliardi. Un sorpasso simbolico, ma tutt’altro che irrilevante nella narrazione che accompagnerà l’IPO. Le proiezioni interne parlano di ricavi a run rate di 44 miliardi annualizzati a maggio 2026, con un primo utile operativo atteso già nel secondo trimestre dell’anno — un segnale di maturità che OpenAI non può ancora vantare.

C’è da considerare, che Claude — la famiglia di modelli AI di Anthropic — si è conquistata una posizione di rilievo nel mercato enterprise grazie a tre caratteristiche distintive:

1)maggiore affidabilità nelle applicazioni professionali,

2)minore tendenza alle allucinazioni nei compiti analitici complessi, e

3) un’architettura di sicurezza proprietaria (“Constitutional AI”) che risponde alle crescenti preoccupazioni regolatorie di aziende e governi.

Non è un caso che tra i principali partner figurino Amazon, con un impegno miliardario nell’infrastruttura cloud, e Google. Tuttavia, anche il percorso di Anthropic verso la borsa non è privo di ostacoli. Infatti la Casa Bianca ha classificato l’azienda come “supply-chain risk” per una disputa sull’uso militare della tecnologia — una designazione normalmente riservata ad avversari stranieri, che pesa come un’ombra regolatoria sull’IPO.

I Mercati Obbligazionari e il Contesto Macro: Un Palcoscenico Complicato

Sul fronte della politica monetaria americana, la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati nell’ultima riunione di aprile, con il tasso sui federal funds fermo al 3,65%. I verbali FOMC di aprile mostrano che il mercato si aspetta al massimo due tagli da 25 punti base entro fine 2026, spostati verso il terzo o quarto trimestre — più tardi rispetto alle attese precedenti — con l’aumento dell’inflazione attesa legato al conflitto in Medio Oriente che ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury. È lo scenario che gli investitori chiamano “higher for longer”, e che non favorisce multipli di valutazione estremi per aziende ancora lontane dalla profittabilità.

Sul fronte obbligazionario, i Treasury decennali si attestano intorno al 4,55% (dati Fed, 29 maggio 2026), mentre i mercati europei riflettono tensioni analoghe: BTP decennale al 3,76% e spread BTP-Bund in area 71 punti base (dati di mercato al 1° giugno 2026). Il filo conduttore è sempre lo stesso: il rischio energetico legato allo Stretto di Hormuz mantiene alta la pressione sui rendimenti lunghi globali, rendendo più costoso il capitale proprio nel momento in cui OpenAI, Anthropic e SpaceX chiedono al mercato di scommettere sul loro futuro.

In questo contesto la Fed si trova in una posizione delicata. Abbassare i tassi rischia di riaccendere l’inflazione energetica. Mantenerli elevati penalizza le aziende ad alta intensità di capitale — come le società AI che dipendono da infrastrutture computazionali enormi. Per l’appunto é lo scenario che gli investitori chiamano “higher for longer”, e che non favorisce multipli di valutazione estremi.

La Questione dei Multipli: Come si Valuta un’Azienda AI?

Questo è forse il nodo più complesso dell’intera vicenda. Le metodologie tradizionali di valutazione — rapporto prezzo/utili, EV/EBITDA, discounted cash flow — si scontrano con la natura peculiare delle aziende AI nella loro fase attuale: ricavi in crescita esponenziale, ma profitti netti ancora distanti, con un modello di investimento che privilegia la conquista del mercato rispetto alla redditività immediata.

C’è un meccanismo che vale la pena spiegare, perché è centrale per capire perché il contesto macro pesa così tanto su queste IPO. Quando i tassi di interesse sono elevati, le aziende pagano di più per finanziarsi — sia attraverso il debito, sia attraverso l’equity (Quando i tassi sono alti, gli investitori hanno un’alternativa sicura e remunerativa — i titoli di Stato, quindi per convincerli a investire in azioni rischiose come quelle di una startup AI, le aziende devono offrire un rendimento atteso ancora più alto. Questo significa che il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare oggi per quelle azioni è più basso — altrimenti il rendimento atteso non giustificherebbe il rischio rispetto al sedersi tranquilli su un Treasury). Ma c’è un secondo effetto, più sottile: i modelli di valutazione scontano i flussi di cassa futuri a un tasso più alto. In altre parole, i profitti che OpenAI o Anthropic potrebbero generare tra cinque o dieci anni valgono meno oggi di quanto varrebbero in un contesto di tassi bassi. E poiché entrambe le aziende sono essenzialmente “storie future” — i profitti veri arriveranno tra anni, non trimestri — l’impatto dei tassi elevati sulla loro valutazione teorica è sproporzionato rispetto a quello su aziende già profittevoli.

Il mercato tende ad applicare a queste aziende multipli sul fatturato (Price/Sales) che in altri settori sarebbero considerati insostenibili. Anthropic, con una valutazione di 965 miliardi e un run rate di 47 miliardi (fonte: CNBC, maggio 2026), tratta a circa 20x i ricavi. OpenAI, con una valutazione di 852 miliardi su un run rate di 33 miliardi, si attesta intorno a 26x. SpaceX, con ricavi 2025 di 18,7 miliardi e una valutazione target di 1.750 miliardi, viaggia intorno a 94x. Tre aziende diverse, tre storie diverse — ma tutte e tre chiedono agli investitori un atto di fede sul futuro.

Questi multipli trovano giustificazione solo in uno scenario in cui il mercato totale indirizzabile si realizzi nelle dimensioni che le proiezioni più ottimistiche descrivono, e in cui queste aziende mantengano posizioni dominanti nel lungo periodo. Due assunzioni che non possono essere date per scontate, in un settore dove la competizione si intensifica ogni trimestre e i costi di infrastruttura rimangono enormi.

Non mancano le voci critiche. All’interno delle grandi case di gestione si moltiplicano i report che invitano alla cautela su valutazioni che scontano scenari di crescita difficilmente verificabili nei tempi previsti. Il parallelo con la bolla delle dot-com torna puntualmente nelle conversazioni tra i desk di trading. La differenza — e vale la pena ripeterlo — è che queste aziende hanno ricavi reali e clienti reali. Ma avere un business solido non significa necessariamente che il prezzo richiesto oggi sia quello giusto.

Cosa Significa per gli Investitori Italiani ed Europei?

Per chi gestisce patrimoni o investe sui mercati, le IPO di SpaceX, OpenAI e Anthropic pongono domande concrete. La prima riguarda l’accessibilità: quotandosi al Nasdaq, tutte e tre le aziende saranno tecnicamente accessibili agli investitori retail europei attraverso i principali broker internazionali. Ma la vera domanda è se e come inserirle in un portafoglio diversificato.

Il settore AI ha già una rappresentazione significativa nei principali indici azionari attraverso i cosiddetti “magnificent seven” — Microsoft, Apple, Nvidia, Alphabet, Amazon, Meta, Tesla. Aggiungere esposizione diretta a OpenAI, Anthropic o SpaceX significa aumentare la concentrazione settoriale in un segmento già ben rappresentato. Chi investe sugli indici americani ha già, indirettamente, una posizione sull’AI: Nvidia da sola pesa oltre il 6% sull’S&P 500.

Per gli investitori con un orizzonte temporale lungo e una tolleranza al rischio elevata, l’esposizione a queste IPO può avere senso come componente satellite di un portafoglio — nella misura in cui si crede nella tesi strutturale dell’AI come tecnologia general-purpose capace di trasformare l’intera economia globale.

Un elemento che gli investitori italiani ed europei dovranno tenere presente è il rischio valutario: quotarsi in dollari espone i rendimenti in euro alle fluttuazioni del cambio EUR/USD. Con la Fed ferma e la BCE che si muove su una traiettoria di allentamento, il differenziale di politica monetaria tra le due sponde dell’Atlantico rimane una variabile da monitorare attentamente. Certo tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, infatti, l’inflazione potrebbe tornare a mordere anche in Europa, costringendo la BCE a fermare i tagli o addirittura a invertire la rotta.

Conclusione: L’AI alla Prova della Maturità

Le IPO di SpaceX, OpenAI e Anthropic sono molto più di eventi finanziari, rappresentando un test di maturità per un’intera industria. Per anni, l’intelligenza artificiale ha vissuto nella narrazione del potenziale — nel futuro prossimo venturo, nella promessa di trasformazione. Con la quotazione in borsa, quella narrazione si confronta con la disciplina del mercato borsistico: rendiconti trimestrali, guidance sugli utili, pressione degli analisti, accountability verso azionisti che non hanno la pazienza dei venture capitalist.

È possibile che tutte e tre le aziende superino brillantemente questa prova, confermando con i numeri ciò che la narrativa promette da anni. È anche possibile che il confronto con le aspettative del mercato pubblico riveli tensioni e criticità oggi oscurate dall’entusiasmo dei round privati. La storia dei mercati finanziari insegna che entrambi gli scenari si sono già verificati — e che distinguerli in anticipo è più difficile di quanto sembri.

Quello che è certo è che il 2026 sarà un anno discriminante. Non solo per SpaceX, OpenAI e Anthropic, ma per l’intera industria AI. Il mercato borsistico, con la sua brutale oggettività, fornirà una risposta alla domanda che tutti si pongono da quando ChatGPT ha cambiato il modo in cui il mondo pensa all’intelligenza artificiale: quanto vale, davvero, il futuro che stiamo costruendo?


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