
Takeaway: Il 12 giugno 2026 è una data che i mercati finanziari globali ricorderanno a lungo. Non perché SpaceX sia semplicemente un’altra azienda tecnologica che bussa a Wall Street. Ma perché per la prima volta nella storia, il mercato pubblico è chiamato a dare un prezzo a qualcosa che fino a ieri apparteneva al dominio della fantascienza, parliamo, infatti, di una società che lancia razzi riutilizzabili, connette il pianeta via satellite e sviluppa intelligenza artificiale. Con una valutazione target di 1.750 miliardi di dollari e una raccolta prevista di 75 miliardi, l’IPO di SpaceX ha dell’incredibile.
Il 12 Giugno: Una Data Cerchiata in Rosso
C’è qualcosa di simbolico nel fatto che SpaceX debutta in borsa esattamente ventiquattro anni dopo la sua fondazione. Nel 2002, Elon Musk fondò Space Exploration Technologies Corp. con un obiettivo che a molti sembrò visionario al limite del delirio, ovvero, ridurre il costo dell’accesso allo spazio e rendere l’umanità una specie multiplanetaria.
Il roadshow istituzionale è partito il 4 giugno. Il prezzo definitivo sarà fissato l’11 giugno. Il 12 giugno, SpaceX debutterà al Nasdaq sotto il ticker SPCX al prezzo di 135 dollari per azione — una struttura inusuale rispetto alle IPO tradizionali, che solitamente prevedono un range indicativo invece di un prezzo fisso.
Un segnale di fiducia, o di controllo? Probabilmente entrambe le cose. E i segnali dal mercato sono già eloquenti: l’IPO ha ricevuto ordini superiori alle azioni disponibili ancora prima del debutto — oversubscribed, nel gergo di Wall Street.
Con una raccolta prevista di 75 miliardi di dollari, SpaceX supera più del doppio il record storico di Saudi Aramco del 2019, che si era fermata a 29,4 miliardi. Se l’operazione andrà in porto alle condizioni attuali, sarà la più grande IPO della storia dei mercati finanziari globali, in sostanza, un primato assoluto.
Ventiquattro Anni per Arrivare Qui
La storia di SpaceX è, prima di tutto, una storia di fallimenti costosi e ostinazione industriale, con i primi tre lanci del Falcon 1 che tra il 2006 e il 2008 fallirono tutti. La società era sull’orlo della bancarotta quando, nel settembre 2008, il quarto tentativo andò a buon fine. Da quel momento, la traiettoria fu verticale quanto i suoi razzi.
Il vero salto di categoria arrivò con il concetto di riutilizzabilità. Fino a SpaceX, ogni razzo veniva utilizzato una sola volta e poi abbandonato in mare o bruciato nell’atmosfera, praticamente un modello economicamente insostenibile per qualsiasi ambizione di accesso allo spazio di massa. Il Falcon 9, con il suo primo stadio recuperabile, ha cambiato radicalmente l’equazione economica del settore, riducendo, il costo per chilogrammo in orbita bassa.
Nel 2015 arriva Starlink — inizialmente un progetto interno, poi diventato il motore finanziario dell’intera costruzione. Nel febbraio 2026, SpaceX ha acquisito xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk, in uno scambio azionario che ha trasformato il perimetro dell’azienda: da società aerospaziale a piattaforma industriale all’incrocio tra spazio, telecomunicazioni, difesa e intelligenza artificiale. È proprio questa entità ibrida — SpaceX-xAI — che si presenta oggi al mercato pubblico.
I Numeri dell’S-1: Crescita, Perdite e Tre Anime
Il 20 maggio 2026, SpaceX ha depositato il proprio prospetto S-1 (il documento informativo obbligatorio per la quotazione in borsa) presso la SEC, rendendo pubblici per la prima volta i dati finanziari consolidati dell’entità post-fusione. Ovviamente, la lettura è istruttiva e non priva di complessità.
I ricavi 2025 si attestano a 18,67 miliardi di dollari, in crescita del 33% rispetto ai 14 miliardi del 2024. Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono stati 4,69 miliardi. Fin qui, la narrativa della crescita regge. Tuttavia, il rovescio della medaglia è altrettanto netto, infatti dopo aver chiuso il 2024 con un utile netto di 791 milioni di dollari, nel 2025 SpaceX ha registrato una perdita netta di 4,94 miliardi. Nel solo primo trimestre 2026, le perdite operative ammontano a 1,94 miliardi1.
L’S-1 divide SpaceX in tre segmenti con profili finanziari molto diversi tra loro. Il segmento Space — lanci Falcon, missioni Dragon, contratti governativi — ha generato 4,1 miliardi di ricavi nel 2025, ma sta bruciando capitale per lo sviluppo di Starship: 3 miliardi investiti nel 2025, quasi un miliardo nel solo primo trimestre 2026. Non è una perdita strutturale. È un investimento deliberato su quello che SpaceX considera il futuro del trasporto spaziale pesante. Il segmento Connectivity — Starlink — è il motore finanziario dell’intera costruzione, di cui parleremo nella prossima sezione. Il segmento AI — xAI, i data center Colossus, il modello Grok — ha bruciato 6,4 miliardi nel 2025 e sta accelerando: 7,7 miliardi di capex nel solo primo trimestre 2026. È la divisione che spiega la quasi totalità delle perdite consolidate. È anche quella su cui il mercato scommette di più.
La domanda che l’S-1 lascia aperta è questa: quanto a lungo il mercato pubblico sarà disposto a finanziare perdite di questa entità in nome di una crescita futura? È la stessa domanda che si pose per Amazon negli anni Duemila — e sappiamo com’è andata. Ma sappiamo anche che per ogni Amazon ci sono state decine di aziende che non hanno mai visto la profittabilità promessa.
Starlink: Il Motore che Vale Tutto
Se SpaceX fosse solo Starlink, la valutazione sarebbe già giustificabile con i fondamentali. Il problema — o l’opportunità, a seconda del punto di vista — è che non lo è.
Starlink non ha torri, non ha cavi, non ha concessioni municipali. Ha oltre 9.600 satelliti in orbita bassa terrestre e una costellazione che continua a crescere ogni settimana. A fine marzo 2026 conta 10,3 milioni di abbonati in 164 paesi. Nel 2025 ha generato 11,4 miliardi di ricavi — il 61% del totale consolidato SpaceX — con un utile operativo di 4,4 miliardi e un adjusted EBITDA di 7,2 miliardi, per un margine intorno al 63%. Per dare un termine di paragone: i grandi operatori di telecomunicazioni tradizionali si muovono tra il 30% e il 45%. Starlink non ha nulla di tradizionale. Nel solo primo trimestre 2026, il segmento Connectivity ha generato un utile operativo di 1,19 miliardi di dollari, mentre il resto dell’azienda bruciava cassa per finanziare Starship e xAI.
Ora, le proiezioni di crescita rimangono ambiziose, infatti le stime indicano 18-20 milioni di abbonati nel 2026 e fino a 60 milioni entro il 2030, con ricavi potenziali tra 40 e 100 miliardi di dollari annui. Morningstar stima ricavi di 24 miliardi entro il 2035. Il programma Direct-to-Cell, ovvero connettività satellitare direttamente agli smartphone senza hardware aggiuntivo, grazie a partnership con T-Mobile e altri operatori globali, rappresenta una leva di crescita non ancora pienamente prezzata. Se si realizzasse nella dimensione attesa, potrebbe trasformare Starlink da servizio per aree remote a infrastruttura di connettività globale di massa.
La Questione del Multiplo: 94 Volte i Ricavi
Sui ricavi 2025 pari a 18,67 miliardi di dollari, una valutazione target di 1.750 miliardi implica un multiplo Price/Sales di circa 94x. Per dare un punto di riferimento: Anthropic, considerata sopravvalutata da molti analisti, tratta a 20x i ricavi. OpenAI a 26x. SpaceX a 94x.
Questo numero non è necessariamente irrazionale, ma richiede una giustificazione precisa. Il mercato non sta prezzando SpaceX per quello che è oggi. Sta prezzando quello che SpaceX potrebbe diventare. Secondo la documentazione presentata alla SEC, l’azienda dichiara di operare su un mercato dal valore potenziale stimato in 28.500 miliardi di dollari, di cui 26.500 miliardi riguardano l’intelligenza artificiale. È un numero che spiega molto della logica valutativa. E che dovrebbe anche accendere qualche campanello d’allarme.
C’è un meccanismo che vale la pena spiegare. Quando i tassi di interesse sono elevati — come nel contesto attuale, con i Fed Funds fermi al 3,65% e i Treasury decennali al 4,55% — le aziende pagano di più per finanziarsi, sia attraverso il debito sia attraverso l’equity. Ma c’è un secondo effetto, più sottile: i modelli di valutazione scontano i flussi di cassa futuri a un tasso più alto. In parole semplici: i profitti che SpaceX potrebbe generare tra cinque o dieci anni valgono meno oggi. E questo penalizza soprattutto le aziende come SpaceX, che non producono ancora utili — le cosiddette “storie future”.
Le voci critiche non mancano. The Motley Fool sottolinea che anche abbassando il target a 1.800 miliardi, il rapporto P/S rimane intorno a 96x — e che la valutazione prospettica dovrebbe scendere di oltre 1.250 miliardi solo per portarsi al di sotto della soglia storica che segnala sopravvalutazione. Morningstar, nel suo modello finanziario bottom-up, esprime cautela sulla sostenibilità dei multipli attuali. ARK Invest (il fondo guidato da Cathie Wood, noto per le sue scommesse su tecnologie dirompenti) è invece ottimista e proietta un valore d’impresa di 2.500 miliardi entro il 2030 — ma ARK è notoriamente nota per le sue scommesse aggressive su tecnologie dirompenti.
La struttura azionaria dual-class aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: Elon Musk controlla il 79% dei diritti di voto con il 42% del capitale. Chi compra azioni SPCX non compra governance. Compra esposizione a un progetto industriale guidato da un uomo che sembra rispondere, in ultima istanza, solo a sé stesso.
Cosa Significa per gli Investitori Italiani ed Europei
SpaceX al Nasdaq sarà tecnicamente accessibile agli investitori retail europei attraverso i principali broker internazionali. Il frazionamento azionario 5-for-1 — che porta il prezzo unitario a 135 dollari per azione — segnala la volontà di costruire un azionariato ampio, non concentrato sui soli grandi fondi istituzionali. Il 30% delle azioni è riservato agli investitori retail. BlackRock starebbe valutando un investimento tra i 5 e i 10 miliardi di dollari, a conferma dell’interesse istituzionale elevatissimo attorno all’operazione.
Ma accessibilità non significa adeguatezza. Infatti, per un investitore europeo con un profilo conservativo o moderato, SpaceX al prezzo IPO presenta caratteristiche che richiedono cautela: multipli estremi a 94x i ricavi, perdite consolidate in accelerazione, governance concentrata in capo a un singolo soggetto, e un modello di business che incorpora scommesse su orizzonti temporali decennali.
C’è poi il cosiddetto rischio Musk — una variabile difficile da quantificare ma impossibile da ignorare. SpaceX non è separabile dalla figura del suo fondatore, né operativamente né narrativamente. Le sue posizioni pubbliche, i suoi conflitti di interesse con altre società (Tesla, xAI, X) e la struttura dual-class che gli garantisce il 79% dei diritti di voto con il 42% del capitale rappresentano un rischio reputazionale e di governance senza precedenti nella storia delle grandi IPO. In sostanza, comprare SPCX, significa investire in un progetto industriale visionario, e quindi scommettere su Elon Musk.
Sul fronte valutario, quotarsi in dollari espone i rendimenti in euro alle fluttuazioni del cambio EUR/USD. Oggi la Fed tiene i tassi fermi al 3,65% mentre la BCE si prepara a un rialzo dell’11 giugno — una divergenza di politica monetaria che tende a rafforzare il dollaro sull’euro. Ma tutto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente: se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse far impennare il petrolio, l’inflazione tornerebbe a mordere anche in Europa, costringendo la BCE a rivedere la traiettoria. In quel scenario il cambio EUR/USD si ribilancerebbe — e con esso il profilo di rischio per chi investe in dollari dall’Europa.
Per un investitore con orizzonte lungo e alta tolleranza al rischio, l’esposizione a SpaceX come componente satellite di un portafoglio ha senso — nella misura in cui si crede nella convergenza tra spazio, connettività e intelligenza artificiale come infrastruttura del prossimo ciclo economico. Per tutti gli altri, la pazienza di aspettare i primi rendiconti trimestrali post-IPO potrebbe rivelarsi la scelta più saggia.
Conclusione: Il Prezzo di un’Ambizione
L’IPO di SpaceX è molte cose insieme: un evento finanziario senza precedenti, un test di maturità per i mercati pubblici, una scommessa collettiva su un futuro che nessun modello di valutazione tradizionale riesce a misurare con precisione.
Ventiquattro anni fa, Elon Musk fondò un’azienda che voleva portare l’uomo su Marte. Oggi quella stessa azienda chiede al mercato di valutarla quasi quanto l’intera economia italiana. I fondamentali ci sono, Starlink è un business reale, con margini reali e clienti reali in 164 paesi. Ma tra un business solido e una valutazione da 1.750 miliardi c’è un salto che solo il futuro può giustificare.
I mercati finanziari hanno una lunga storia di sogni che si sono rivelati realtà e di sogni che si sono rivelati bolle. Amazon bruciava cassa come SpaceX brucia oggi, e sappiamo com’è andata. Ma per ogni Amazon ci sono state decine di aziende che non hanno mai visto la profittabilità promessa. Distinguerli in anticipo è il lavoro più difficile che esista in finanza.
- Fonte: Space Exploration Technologies Corp., Prospetto S-1, SEC EDGAR, 20 maggio 2026 — Consulta il documento ufficiale ↩︎
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